Africall si presenta ai Gorlaghesi

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A partire da martedì 20 dicembre, è stato distribuito gratuitamente in tutte le famiglie di Gorlago il nuovo numero di «Gorlago Notizie», il periodico di informazione del Comune di Gorlago.

In abbinamento al notiziario è stata distribuita anche la brochure di presentazione di Africall, con l’obiettivo – dichiarato dal Presidente nella lettera accompagnatoria, rivolta ai cittadini – di «offrire a tutti una panoramica completa sul mondo di Africall, per condividere con voi i nostri programmi e le nostre esperienze, e perché, in fondo, ci piace l’idea che la nostra associazione diventi sempre più anche la vostra».

 

Scarica il nostro libretto informativo [pdf]

Africall augura a tutti Buon Natale

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Gli attivisti ed i volontari di Africall augurano a tutti di trascorrere in serenità le festività del Natale:

sia questa l’occasione per riscoprire l’autenticità del valore del dono di sé per gli altri.

Le attività di Africall riprenderanno con il nuovo anno: tornate a trovarci!

La testimonianza di suor Mariangela

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Suor Mariangela ha infatti raccontato nel suo intervento che la situazione in Malawi – già precaria per il fatto che il Malawi è un Paese privo di risorse e dipende fortemente dagli aiuti esteri, ridottisi notevolmente a seguito della crisi economica che ha colpito l’Occidente – si è ulteriormente aggravata nell’ultimo periodo in seguito alla rottura dei rapporti diplomatici con la Gran Bretagna, da sempre partner privilegiato del Malawi (visto che ne è stato colonia fino al 1964).

Tutto è partito dall’intercettazione di un dispaccio diplomatico inglese, che definiva il regime del presidente Bingu wa Mutharika “autocratico e intollerante alle critiche”. Risposta: l’espulsione dell’ambasciatore britannico a Lilongwe. Contromossa: l’espulsione dell’omologo del Malawi a Londra e la sospensione per i prossimi 4 anni di aiuti pari a 550 milioni di dollari (fonte: “The Guardian”). Tutto questo ha generato una crisi monetaria che ha causato a sua volta grandi difficoltà nell’approvvigionamento di importanti risorse quali i carburanti, il cui costo è andato alle stelle (il diesel ha toccato quota 1,20 euro al litro, più dello stipendio medio giornaliero di un lavoratore del Malawi), con conseguente impennata dei prezzi di qualsiasi prodotto, dagli alimentari al preziosissimo fertilizzante, che fino allo scorso anno il governo vendeva a prezzo notevolmente calmierato, e senza il quale i campi del Malawi sarebbero pressoché improduttivi (questo significa che il prossimo anno ci potrebbe essere una pesante carestia, se le cose non cambieranno in fretta).
La gente è scesa in piazza per protestare in varie città, ed il 20/21 luglio la protesta è stata repressa nel sangue dall’esercito, causando 18 vittime fra i civili.

E’ stato quindi mostrato un video nel quale si mostra la nuova maternità di Matumba, inaugurata lo scorso 24 agosto e già attiva. Nel 2010, Africall ha contribuito con 5.000 euro all’acquisto dei mattoni necessari alla realizzazione dell’edificio, attraverso il progetto “MaMa”, finanziato grazie ai proventi della “Sagra del porco 2010”.

Malawi e politica monetaria: il monito del FMI

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La missione del FMI che ha visitato il Malawi dal 1 al 12 Dicembre 2011 ha severamente suggerito al governo di liberalizzare il mercato dei tassi di cambio per non sprofondare nella recessione economica attuale, destinata a peggiorare nel breve termine. La missione è stata richiesta dal Ministero delle Finanze e dello Sviluppo Economico (MFDP) e organizzato da Messrs Jafarov e Eckhold del MCM (Money and Capital Markets Department) del FMI, Jonassen della Banca Centrale Norvegese  e Rendak del dipartimento legale del FMI.

Il principale obiettivo della missione è stato quello quello di supportare le autorità malawiane “nella valutazione del corrente quadro giuridico e delle necessarie riforme al fine di ottenere una piena liberalizzazione dei tassi di cambio stranieri e intensificare la flessibilità’ del sistema”.

Lavorando con il Ministro delle Finanze e la Banca di riserve, la missione ha sviluppato un piano d’azione che mira ad assistere il Governo nel raggiungimento completo della liberalizzazione e flessibilità dei tassi di cambio.

Tassi di cambio variabili vs tassi di cambio fissi malawiani e governo delle politiche e pratiche di sviluppo (DDP)

Il Malawi ha adottato un tasso di cambio variabile all’alba del multipartitismo, ossia nel 1994.

In tale regime, il relativo prezzo del Kawacha verso le altre valute sarebbe dovuto variare secondo la domanda e l’offerta del mercato dei cambi stranieri. Comunque, al fine di perseguire una bilancia dei pagamenti sostenibile, in tasso di crescita reale e una stabilità dei prezzi domestici, la Reserve Bank del Malawi, la sua banca centrale, sarebbe dovuta moderatamente intervenire nel mercato per il riaggiustamento del tasso di cambio. Sfortunatamente, sotto l’attuale governo guidato da Bingu wa Mutharika, leader del DDP, questo intervento è stato attuato all’estremo portando alla completa attuazione di un regime di cambio fissi.

Sotto tale regime, anche conosciuto come sistema a tassi di cambio fissi ( o sistema ancorato di tassi ), il valore del Kwacha ha incontrato il dollaro americano, la sterlina Britannica e il Rand sudafricano senza riguardo per le forze economiche e di mercato. Conseguentemente come affermato nel rapporto della recente missione del FMI, il Malawi continua a vivere una acuta fase di carenza di cambi stranieri poiché’ il regime a cambi fissi ha sovrastimato il Kwacha.

Al fine di assicurare che gli agenti economici aderiscano a questi tassi, il governo ha implementato rigide regolamenti amministrativi che , secondo la missione del FM, hanno “incrementato la difficoltà di sviluppo e comportato un incremento significativo del mercato parallelo o nero.

Evidenze raccolte dal Nyasa Times mostrano infatti quanto il mercato nero si sia sviluppato grazie all’attuale sistema di cambi. Mente il tasso di cambio del Kwacha/Sterlina dovrebbe essere fisso a MK270/ GBP, operatori del mercato paralleli sono disposti a pagare MK360/GBP, o fino a MK400. Analogamente, il dollaro Americano è scambiato sul mercato parallelo a MK280 invece che a MK180, tasso di cambio ufficiale.

Emorragia economica, commercio di scambio e abuso di sistema

Il rapporto di missione FMI indica chiaramente come l’economia del Malawi, oramai ridotta a brandelli, stia sanguinando e quanto abbia bisogno di una soluzione rapida ed efficace ai suoi problemi. Se l’attuale status quo attuale perdurasse, il futuro economico per il Malawi sarà sicuramente molto cupo e potranno essere necessari anni per una ripresa. La delegazione del FMI ha scoperto da contatti del settore privato che l’attuale regime ha molteplici effetti negativi sul commercio. In particolare, il FMI fa notare che “il regime attuale non solo danneggia gli esportatori, ma anche la produzione interna e l’occupazione in generale, come la carenza cronica di valuta ha portato alla riduzione delle importazioni di materie prime, carburante, pezzi di ricambio e altre importazioni di vitale importanza”.

Essa afferma inoltre che “dai dati raccolti risulta che gli operatori del mercato cercano di aggirare queste restrizioni attraverso sotto-fatturazione, scambio attraverso il baratto, pagamenti in nero, e altre attività analoghe”. Oltre a questi effetti negativi economici, Nyasa Times denuncia come le autorità abbiano abusato del sistema locale, per esempio con cambi fissati o aggiustati sulla base di clientelismo o a favore di  simpatizzanti del governo attuale.

Funzionari governativi e dirigenti del partito DPP sono stati in grado di importare beni di valore elevato e di sostenere viaggi all’estero, nonostante i presenti limiti di valuta nel paese. Lo stesso presidente ha dimostrato di passare più tempo in viaggio che al State House, come accaduto di recente quando, dopo una vacanza della durata di due mesi con la famiglia, si è poi recato in Qatar per partecipare a una conferenza accademica.

Resistenza al cambiamento, mancanza di credibilità del governo e consigli sulla svalutazione della moneta locale

Pur riconoscendo il fallimento dell’attuale sistema e le morsa che sta stringendo l’economia del Malawi, c’è resistenza da parte del governo guidato dal DPP e dei suoi funzionari per passare ad un sistema di scambio flessibili. A quanto pare le autorità preferiscono infatti “muoversi gradualmente verso un regime di cambi fissi con bande di oscillazione entro i quali possono guidare i prezzi di mercato”. Questa decisione è vista da molti come un tentativo da parte dei funzionari di mantenere lo status quo e permettere il perpetrarsi di abusi e corruzione.

La missione del FMI è decisamente contro questa posizione del governo Malawiano, sostenendo che “il basso livello delle riserve abbinato all’esigua credibilità delle autorità in termini di politiche macroeconomiche rendono qualsiasi tentativo di regime di cambi ancorati non credibile in questo momento “.

Successivamente, la delegazione del FMI ha consigliato al governo di prepararsi per “un rapido ma strutturato processo verso tassi di cambio più flessibili”. Inoltre, i funzionari del Malawi sono stati invitati ad “iniziare immediatamente l’implementazione di severe politiche monetarie e fiscali restrittive ed a ridurre l’eccesso di liquidità, creata nel periodo luglio-ottobre, attraverso l’emissione di strumenti a breve e lungo termine, alla quale far seguire poi 4 operazioni: un’importante svalutazione;  l’annuncio dell’intenzione di operare liberamente in regime di cambio flessibili; la rimozione delle restrizioni sui tassi ufficiali delle riserve monetarie e la definizione di un tasso ufficiale di riferimento per i mercati monetari”.

La missione del FMI aggiunge che queste misure devono essere attuate in  1-3 mesi. Tuttavia, sapendo quanto testardo e sconsiderato è il governo del DPP sotto la guida di Bingu wa Mutharika, è ancora da vedere se queste raccomandazioni saranno effettivamente attuate. Con la fame diffusa in alcune parti del paese e un’economia fortemente in crisi, per il Malawi si prospettano tempi duri.

Fonte : [  Abdul Rashid - James Ntawila, Nyasa Times - December 19th, 2011 ]

Empowerment femminile e l’importanza dell’istruzione in Malawi

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Blantyre, 16 dic 2011 (IPS) – In un elegante veranda ornata da un tappeto rosso, Joyce Banda, attuale vice presidentessa  del Malawi, ricorda come la sua amica d’infanzia Chrissie Mtokoma sia sempre stata la migliore della classe e come lei si fosse sforzata in tutti i modi di batterla. Ora, decenni più tardi, Banda è una possibile candidata per la presidenza del paese per le elezioni del 2014, mentre Mtokoma vive in povertà.

“Lei andò a scuola nel villaggio mentre io frequentai le scuole in città”, inizia cosi l’intervista la più famosa politica del Malawi. “Ancora oggi vorrei tornare a casa il venerdì sera e trovare Chrissie ad aspettarmi sul  ciglio della strada.”

Durante l’intervista, Banda racconta la storia parallela e contrastante della sua educazione e di quella di Mtokoma. “Nella scuola del villaggio, Chrissie era sempre la prima della classe, in media tutti i voti sopra il sei (massimo voto 8)”, ha detto all’IPS. “Io sono sempre stata la numero due o tre della classe, sempre in lotta per batterla. Ma non ci sono mai riuscita.”

Successivamente, entrambe le ragazze vennero accettate in prestigiose scuole secondarie. Ma dopo soli tre mesi, Mtokoma fu costretta ad abbandonare. “Lo Zio di Chrissie non potè più pagare la retta del secondo semestre,” dice Banda. “Questo accadde a Chrissie. Tornò al villaggio e in un circolo vizioso di povertà, fatto di ignoranza, matrimonio precoce, e quindi la maternità precoce. Con il tempo, mentre io fini la scuola lei aveva già cinque figli. E oggi, Chrissie è ancora la, dove L’ho lasciata.”

Banda spiega che fu in grado di rimanere in quella scuola grazie al reddito guadagnato dal padre, che benestante, lavorava come poliziotto. “Così sono andata avanti, ed ora sono vice presidente di questa terra”, ha detto all’IPS. “Chrissie, è rinchiusa invece nel suo villaggio natio, nella povertà. E questo mi fa arrabbiare. Perché sono qui e lei non lo è?”

Quando Banda crebbe ed entrò nell’età adulta, questi ricordi d’infanzia rimasero cosi vivi che decise di dedicare tempo ed energie per occuparsi di temi legati all’empowerment femminile e alla sensibilizzazione sui benefici dell’istruzione.

Negli ultimi anni, le donne del Malawi hanno fatto significativi progressi nella loro lotta per la piena uguaglianza di genere. Le donne sono sempre più rappresentate nella politica nazionale, per esempio.  Nelle elezioni federali del maggio 2009 la percentuale di deputate donne nel Parlamento è aumentata dal 14 per cento al 22. E sebbene una minoranza, non è difficile trovare oggi nomi di donne tra le fila dei membri dei vari consigli aziendali.

Eppure le donne in Malawi rimangono colpite in modo sproporzionato dalla povertà. Nel 2004, l’Ufficio nazionale di statistica ha rilevato che mentre solo il 25 per cento delle famiglie del paese erano guidate da donne, esse rappresentavano il 58,4 per cento dei nuclei famigliari più poveri del paese. Inoltre, le donne in Malawi rimangono significativamente sottorappresentate nei processi decisionali economici.

Banda e altre donne leader sostengono che la chiave per affrontare questi problemi sia quella di destinare più soldi pubblici a sostegno delle donne e delle madri Malawiane.

 

Seodi White, coordinatrice nazionale per le tutele legali delle Donne in Sud Africa, ricorda il suo coinvolgimento nelle prime marce organizzate nel Paese dalle donne, che si sono svolte alla fine del 1990. Più di un decennio più tardi, White sostiene che c’è ancora molto lavoro da fare.

Anche piccole quantità di denaro possono creare opportunità per le donne più svantaggiate del Paese, capaci di cambiare loro la vita, dice White. Descrive poi i risultati di un esperimento che la sua organizzazione ha portato avanti in un villaggio nel distretto di Mangochi. Alle donne sono stati consegnati circa 110 dollari e potevano disporre di questa somma come volevano.

“Abbiamo scoperto che queste non rimaste assolutamente con le mani in mano”, spiega White.

“Una donna ha infatti iniziato a cucinare dolci di zucchero per poi rivenderli  alle scuole nelle vicinanze. Un’altra si mise a preparare e vendere piccole torte. Una terza investi in un piccolo commercio di tabacco”. Queste donne si sono impegnate per mantenere attivi e proficui le rispettive piccole attività, investendo i guadagni in eccesso per acquisti utili alle proprie famiglie, coperte per i loro figli, lastre di ferro per migliorare l’isolamento del tetto di paglia delle loro case, e generi alimentari come il sale e lo zucchero che in precedenza venivano comprati esclusivamente dai loro mariti.

“Questo tipo di potere nei processi decisionali a livello famigliare e della comunità hanno effetti a cascata sul paese”, sottolinea White.

Diversi studi da parte di istituzioni finanziarie come la Grameen Bank del Bangladesh hanno dimostrato che c’è significativamente più probabilità che le donne investano, più degli uomini, in aree che alleviano la povertà, come la sanità, l’istruzione ed il miglioramento di business.

“Le donne sono abituate ed educate a prendersi cura degli altri”, spiega White. “Pochissime donne userebbero i propri soldi guadagnati per spese personali”. Ai bordi di una strada che attraversa Blantyre, un gruppo di donne che vendono pezzi di plastica si mettono a  discutere di ciò che desidererebbero per le loro piccole attività imprenditoriali. In cima alla lista, per tutte, sarebbe un prestito contenuto per poter fare dei piccoli investimenti.

Cecelia Goba, 40 e Ellen Mawuwa, 35, dicono che utilizzerebbero i fondi a prestito per importare e rivendere beni provenienti da paesi limitrofi come il Mozambico. “Vorrei comprare vestiti e scarpe  prodotti all’estero e venderli qui” Mawuwa dice. “Abbiamo amici impegnati in tali attività che stanno facendo molto bene”.

Già un certo numero di organizzazioni non-profit sono attive in Malawi fornire micro-prestiti resi famosi dalla Grameen Bank e dal premio Nobel Muhammad Yunus. Ed il vice presidente del neo-costituito Partito popolare ha recentemente lanciato una iniziativa chiamata Achievers Orange, che mira a massimizzare il potenziale economico delle donne del Malawi.

Ma l’offerta non può soddisfare la domanda. E come Maria Malunga, direttore esecutivo per l’Associazione nazionale delle donne imprenditrici, spiega, ci sono una serie di altre sfide che le donne del Malawi devono superare se vogliono eccellere nel mondo del lavoro.

“Le donne hanno bisogno di lavorare 10 volte più duramente rispetto agli uomini per dimostrare di poter svolgere qualsiasi lavoro che un uomo può fare”, spiega.” Le donne, a causa della percezione culturale dei differenti ruoli sociali non sono rispettate quando si trovano in posizioni di leadership”.

Malunga, essa stessa imprenditrice di successo, da qualche parola di consiglio.

“Per arrivare dove sono oggi, ho osservato quello che io definisco la regola delle tre P: pazienza, perseveranza e preghiera”, dice. “È necessario perseverare attraverso tutte le tipologie di sfide e gli ostacoli che, a volte, possono farti sentire nell’impossibilità di raggiungere la destinazione prevista.”

White riprende le osservazioni di Malunga. “Determinazione, determinazione, determinazione”, sottolinea avvertendo che questo può significare sacrificare altri aspetti della propria vita, tra cui avere un fidanzato. Rimanere incinta può porre fine ai sogni di una giovane ragazza.

“Si potrebbe rimanere incinte, e questo potrebbe essere la fine di tanti sogni” spiega White. “La maggior parte delle ragazze non si rendono conto del tipo di decisioni difficili che alcune di noi hanno dovuto fare per arrivare dove siamo.”

Banda ribadisce infine che per l’empowerment femminile, il percorso che necessariamente si deve portare avanti parte dall’istruzione e sottolinea che nessuno dovrebbe aspettare assistenza o elemosina per fare la prima mossa. “Ciò che vorrei dire alle donne più giovani è che abbiamo l’obbligo morale di farlo,” Banda afferma. “Indipendentemente dagli ostacoli che abbiamo di fronte, dobbiamo assolutamente andare avanti. Non possiamo permettere di rimanere bloccate da schemi sociali che ci vogliono a casa, in condizioni di eccezionale vulnerabilità e di povertà. Per noi è una responsabilità, dobbiamo spingere ed aiutare le nostre donne.”

Fonte: IPS – Travis Lupick ed Emma Mwasinga

Natale in piazza a Gorlago

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Anche Africall aderisce a «Natale in piazza», l’iniziativa promossa dal Comune di Gorlago, in collaborazione con le associazioni locali.
Sabato 24 dicembre, vigilia di Natale, dal mattino fino a notte fonda, in prossimità della chiesa parrocchiale di Gorlago verrà allestito uno stand presso il quale sarà possibile assaggiare una fetta di panettone o pandoro e riscaldarsi con un bicchiere di buon vin brulé o di the caldo. Un’occasione di incontro molto semplice e informale, nella quale però ci potremo scambiare gli auguri più sinceri per un felice Natale.
Il Corpo Bandistico di Gorlago allieterà la mattinata con le più belle melodie natalizie, mentre Babbo Natale in persona distribuirà caramelle ai bambini più buoni.

Gli attivisti di Africall saranno presenti al mattino, dalle ore 9 alle ore 12. Veniteci a trovare!

Sahel-Sahara: altri due turisti rapiti

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BAMAKO, 12 Dicembre (IPS)

Alcuni individui sono stati arrestati venerdi 9 dicembre nella regione di Hombori, nel nord del Mali, accusati del rapimento di due turisti francesi nella camera del loro hotel il 24 novembre.

La notizia è stata confermata questo lunedi da Cheick Hamala Sylla, direttore del quotidiano L’Aube – vicino al governo – e con sede a Bamako, capitale del Mali. “Il commando autore del rapimento, il quale è stato arrestato in una città del nord del Mali, è composto da quattro uomini tra cui un capo e il suo vice, una guida e un autista. Ogni membro di questo gruppo ha avuto un ruolo specifico nella esecuzione dell’operazione che ha avuto luogo durante la notte in una locanda nella città “, dice il sito de l’Aube. “Inoltre, il gruppo si dotava di un veicolo, armi personali (kalashnikov), diversi telefoni cellulari e apparecchiature, anche satellitari.”

Secondo l’Aube “il commando, responsabile per il rapimento dei due francesi, ha poi venduto gli ostaggi al gruppo AQIM – Al Qaïda au Maghreb islamique”.

La ricerca dei membri di AQIM si è recentemente intensificata dopo il rapimento di cinque occidentali alla fine di novembre in due località nel nord del Mali (oltre ai francesi rapiti a Hombori il 24 novembre, altri tre europei sono stati prelevati dal loro hotel a Timbuktu, il giorno successivo). Il governo sta quindi attualmente cercando di proteggere i maggiori siti turistici del Paese. “I funzionari del ministero del turismo e quelli della sicurezza interna si sono incontrati Giovedi 8 dicembre per scegliere le modalità di intervento e securizzare i centri urbani più turistici”, ha detto all’IPS Damien Diarra, un residente della città turistica di Mopti, situata nel centro del paese.

Il governo del Mali ha già sviluppato un piano per proteggere luoghi e persone. “Ogni regione ha il suo piano, ed è un lavoro che coinvolge governatori e comandanti militari di ciascuna regione. A proposito di Mopti, le disposizioni sono adottate per inviare guardie di sicurezza presso gli hotel “, ha detto Diarra. Il governo ha inoltre ordinato il controllo di tutte le strade che conducono a Bamako, e la riapertura dei punti di controllo che erano stati chiusi su richiesta degli autotrasportatori locali.

“Io viaggio più volte tra Bamako (nel sud) e la regione di Gao (nel nord del Paese). I controlli erano già fastidiosi. Ora con l’aumento dell’insicurezza lo sono ancora di più” ha detto Alou Sidibé, un passeggero su un bus che collega le due città.

La psicosi dilaga sempre di più tra le comunità locali. Molti attacchi hanno avuto luogo di recente contro obiettivi militari nel nord. “Alcuni dei cantieri edili che lo Stato aveva aperto nel nord del paese sono stati attaccati dai terroristi la scorsa settimana”, ha detto all’IPS Sidibe. Nonostante gli sforzi che si stanno facendo per rendere sicuri i maggiori siti turistici, le persone che vivono grazie all’industria del turismo sono pessimisti circa la cattiva pubblicità dovuta alla cattura degli ostaggi francesi.

“Penso che la stagione turistica appena iniziata sia irrimediabilmente compromessa per il resto dell’anno. Molti dei turisti che avremmo dovuto ricevere questo anno hanno annullato il loro viaggio “, ha detto all’IPS Souleye Touré, una guida turistica di Timbuktu. All’indomani del rapimento del 24 novembre il governo aveva annunciato che AQIM fosse in questo modo entrata in guerra contro il governo del Mali.

 Inoltre, sotto il comando di un comitato di stato maggiore congiunto, paesi quali Mali, Algeria, Niger e Mauritania stanno conducendo operazioni militari contro i covi di AQIM. A sua volta, lo scorso venerdi, AQIM ha rivendicato il rapimento dei cinque ostaggi occidentali nel Sahel. “AQIM accusa il Mali di cooperare con la Francia per recuperare gli ostaggi rapiti da poco” ha detto all’IPS il funzionario della sicurezza del Mali in condizione di anonimato. I due turisti francesi sono definiti da AQIM “come spie poco gradite nel loro paese”. Due foto rilasciate Venerdì mostrano poi i cinque occidentali rapiti da AQIM.

Un comunicato rilasciato da AQIM appare come una sottile minaccia al governo del Mali, affermando che “ostacolare i combattenti e minacciare le loro famiglie, solo per incontrare i favori degli Stati Uniti e della Francia di Sarkozy, sono gravi errori, e vanno contro la Sharia. Ciò non può avvenire senza ritorsioni. ”

Secondo questo comunicato “i mujaheddin (i combattenti) hanno scelto il Mali per eseguire queste due operazioni in risposta all’impegno ingiustificato del governo di Toumany Amadou Toure, sottomesso ai voleri della Francia, contro i mujaheddin stessi”. Infatti, AQIM hanno accusato al Mali di aver arrestato nel recente passato, alcuni dei suoi militanti “, Abu Al Sad Azawad (da nord-Mali), Mohamed Abu Mujahid Younes e Lemine Ould M’Balla, detenuti a Bamako e a Nouakchott. ”

Fonte [Soumaila T. Diarra - IPS]

Sviluppo sostenibile e l’importanza dell’oro blu

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 DURBAN, Sud Africa, 10 Dicembre (IPS)

Gli sforzi per considerare l’acqua come un elemento integrato nei negoziati sul cambiamento climatico si intensificano a Durban, città del Sud Africa in cui si svolge il vertice delle Nazioni Unite sui cambiamenti climatici.

Alcuni esperti stimano che la tematica dell’acqua attirerà in futuro crescente attenzione in tema di politiche di sviluppo, e che il settore idrico attirerà un maggior numero di risorse attraverso diversi programmi di cooperazione.

 ”Per ciascuno di noi, l’acqua è la prima cosa che usiamo quando ci svegliamo al mattino e quando andiamo a letto la sera. Per questo motivo, è troppo spesso considerata come qualcosa di acquisito”, ha detto Chris Moseki, direttore di ‘Water Research Commission’ (Commissione di Ricerca sulle Acque – WRC) in Sud Africa.

Il WRC è membro del Global Water Partnership (PMI) - un insieme di organizzazioni in tutto il mondo che lavorano sul tema delle questioni idriche.

 L’accesso all’acqua è un problema urgente qui nella regione dell’Africa australe, dove quasi 100 milioni di persone non ha accesso all’acqua. La presentazione da parte del ‘Council for Scientific and Industrial Research’ (Consiglio di Ricerca Scientifica e Industriale – CSIR), in Sud Africa, mostra che la regione diventerà più calda e secca nei prossimi 50-100 anni, mettendo in serio pericolo le aziende agricole, l’industria, l’approvvigionamento idrico domestico e gli ecosistemi naturali. Alcuni esperti internazionali ed esponenti politici temono che il tema dell’acqua rispetto ai cambiamenti ambientali futuri non riceva l’importanza che invece meriterebbe.

Bai-Mass Taal, segretario esecutivo del Consiglio dei ministri africano sull’acqua (AMCOW), ha affermato che si sta lavorando per dare il giusto peso alla tematica dell’oro blu nel contesto della convenzione quadro delle Nazioni Unite sui cambiamenti climatici ( UNFCCC).

“Noi diciamo ai politici, ascoltate: noi apprezziamo ciò che fate in altri settori, ma senza affrontare direttamente la questione dell’acqua, tutto questo sarà vano”, ha detto Taal. In questa fase, i problemi dell’acqua sono attualmente sotto esame dai negoziatori dei vari trattati sui cambiamenti climatici. La dottoressa Ania Grobicki, segretario esecutivo della PME, dice che, dato il numero crescente di paesi che soffriranno di carenze e problemi idrici, la posizione corrente sull’acqua negli attuali negoziati sul clima non è appropriata.

“Il prodotto interno lordo di molti paesi meno sviluppati dipende fortemente dalla presenza di acqua. Più del 50 per cento del cibo commercializzato nel mondo proviene dal continente africano, ed il futuro del settore agricolo mondiale dipenderà sempre più dalle riserve e dalla disponibilità di acqua in Africa ” ha detto. “Ecco perché questa questione cosi delicata dovrebbe essere discussa ed andare ben oltre rispetto agli impegni presi fino ad ora”. Oltre il 70 per cento della popolazione che risiede nell’Africa meridionale dipende direttamente dall’agricoltura, per lo più da colture pluviali.

La posizione del CSIR, come quella di altri attori coinvolti, parte dunque dalla necessità dalla consapevolezza che i cambiamenti previsti delle precipitazioni, le risorse limitate, la mancanza di istituzioni e la capacità di regolare il flusso dei fiumi lascia e lascerà sempre più le popolazioni nel sud Africa e in tutto il continente in una posizione di estrema vulnerabilità. Sfide simili sono sicuramente cruciali non solo per l’Africa ma anche in tutto il mondo visto i cambiamenti climatici previsti, ma la mancanza di irrigazione e altre infrastrutture in Africa è un fattore che rafforza la necessità di un’azione urgente.

Al variare delle precipitazioni, l’Africa si trova necessariamente ad affrontare gravi crisi. Milioni di persone in Niger e Mali nel 2010 sono state costrette a fronteggiare la fame dopo la siccità ha colpito agricoltori e allevatori. Quest’anno, il Corno d’Africa ha poi affrontato la peggiore siccità degli ultimi 50 anni e milioni di persone soffrono ancora la fame. Secondo il Programma Alimentare Mondiale delle Nazioni Unite, circa 12,3 milioni di persone nel Corno necessità oggi di assistenza urgente.

Rhoda Peace, Commissario dell’Unione Africana per l’economia rurale e l’agricoltura, ha detto che quando i leader africani si incontrano per parlare di cambiamenti climatici, parlano naturalmente di siccità e inondazioni, il che dimostra che l’acqua è già una delle primissime priorità sul tavolo. Già nel 2008, i capi di Stato africani hanno convenuto che l’acqua e i servizi igienico-sanitari sono una priorità assoluta. “I leaders hanno deciso di destinare almeno lo 0,5 per cento del loro bilancio nazionale per l’acqua”, ha detto Pace. “Alcuni paesi stanno già facendo grandi sforzi e possono raggiungere i loro obiettivi.”

Fornire un adeguato accesso all’acqua in tutta l’Africa avrà un costo di diversi miliardi di dollari. Molti governi africani non saranno in grado di farcela senza un adeguato supporto. Simon Thuo, il coordinatore delle PMI in Africa, insieme ad altri esperti, ritiene che se i negoziati sul clima non affrontano la gestione di questo bene essenziale in un modo specifico e puntuale, l’Africa non potranno beneficiare dell’attenzione e dei fondi necessari per risolvere in modo soddisfacente la questione.

Fonte [IPS - Joshua Kyalimpa]

UGANDA: La deforestazione deruba le comunità locali

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Isole Ssese, Uganda, 7 dic (IPS) – Da lontano, l’isola di Bugala nel Lago Vittoria appare come un mosaico di colore verde e marrone. Il suo aspetto attuale non è altro che il risultato di una fitta foresta, oramai in ritirata, e dalle recenti trasformazioni ambientali dovute alle nuove piantagioni di palme da olio.

L’isola, la più grande delle isole Ssese ugandesi, è al centro infatti di uno degli ultimi sforzi economici del paese – la lavorazione dell’olio di palma – e la sua foresta pluviale un tempo rigogliosa, si sta progressivamente riducendo, eliminando possibilità occupazionali per molti poveri e donne abitanti in quell’isola.

Cinque anni dopo l’avvio di questa attività, i residenti hanno iniziato a rendersi conto dell’effettivo impatto di questa iniziativa. Mentre molti parlano con entusiasmo dei lavori e delle attività che le piantagioni hanno creato, per alcuni abitanti dell’isola – specialmente per vedove e mogli di pescatori, spesso in viaggio – la continua deforestazione li ha derubati della loro unica fonte di reddito.

Il lavoro di Sarah Namwanje consisteva nella raccolta, e nella rivendita, di legname e carbone nella foresta pluviale dell’isola. Oggi la donna di 28 anni, madre di sette bambini, non ha più possibilità di poter lavorare ne di poter guadagnare un soldo.

“Non c’è più legname” ha detto. “Sono alla costante ricerca di legna da ardere ma oramai non posso più lavorare”

In vista dell’avvio del progetto di tali piantagioni, gli attivisti si erano scontrati con il governo  denunciando le potenziali conseguenze ambientali della deforestazione. Ma, con rassicurazioni da parte della Bidco, la prima industria ugandese che si occupa tuttora della trasformazione dell’olio di palma – lo sviluppo di tale attività avrebbe invece avuto un minimo impatto ambientale. Il timbro poi di approvazione da parte dell’Autorità di Gestione Ambientale Nazionale (NEMA) ed il bagliore di un settore nuovo con la speranza di nuovi posti di lavoro alla fine decretarono il termine della partita.

“Ciò che non è mai stato comunicato ai residenti dell’isola è quanto tale processo potesse realmente interessare sia i propri modi di sostentamento sia la loro salute, specialmente per i gruppi più poveri” dice Namwanje.

Alcune di loro sono infatti vedove che hanno perso i loro mariti a causa dell’AIDS o a seguito di incidenti in mare. Altre sono lasciate sole per lunghi periodi di tempo, con i loro mariti a caccia di banchi di pesci per tutto l’arcipelago, formato da 84 isole. Nell’attesa del ritorno dei mariti e nella speranza di un buon pescato, la donna deve necessariamente adoperarsi per recuperare cibo e risorse.

“I posti di lavoro disponibili per queste donne sono scarsi.” afferma Maria Nampomwa, un’operatrice sanitaria locale, la quale aggiunge che è difficile per molte di loro tirare avanti senza ricorrere alla prostituzione.

Prima che le piantagioni di palme arrivassero sull’isola, le donne che si rifiutavano di prostituirsi, avevano possibilità di svolgere piccoli lavori, come la raccolta di legna da ardere. Avevano relativamente libero accesso al legname nelle foreste nazionali o private, afferma Richard Kimbowa, il direttore del programma  Uganda Coalition for Sustainable Development (UCSD).

Ora invece, molti di questi proprietari hanno avuto la possibilità di soldi vendendo i propri terreni di proprietà alle grandi aziende riducendo in modo considerevole la foresta per la creazione di piantagioni di palma.

Ora le donne povere dell’isola sono ancor più “emarginate”, ha detto Kimbowa, a causa della “mania di espansione di questa palma.”

Namwanje ha detto che l’unica cosa che può fare ora è incoraggiare le persone ad ripiantare più alberi, in modo che lei, come altre donne, possano nuovamente occuparsi della raccolta di legna e carbone. Ma è consapevole che questo non succederà presto.

Nel frattempo, altre donne hanno intrapreso altri lavori come essiccare pesci mukene sulle sponde del lago Vittoria.

Ciò che è particolarmente irritante per Edisa Katusime, una ragazza madre di sei figli, è che i funzionari locali avevano per anni messo in guardia i residenti sugli effetti negativi dell’abbattimento degli alberi. Le era stato detto che la foresta era fondamentale per preservare la vita degli animali dell’isola e doveva essere reticente sulla raccolta del legname.

Ma il governo “non impedisce alla Bidco di farlo perché è una società”, ha detto. ” a loro è permesso di tagliare, mentre a noi poveri residenti il governo insiste sull’importanza degli alberi.”

Kimbowa prevede che la perdita di alcuni lavori potrebbe essere solo il primo dei problemi che le piantagioni di palme da olio creeranno. “Ci saranno problemi di sicurezza alimentare derivanti dalla conversione di terreni precedentemente utilizzati per le culture agricole”. E già alcune delle donne stanno segnalando che il ritiro della foresta sta creando problemi di salute.

La deforestazione significa infatti che l’assenza dello scudo ai forti venti che soffiano a volte su Bugala. Il vento ora “suona come se andasse a bussare direttamente alle porte delle case”, ha detto Katusime. La polvere sollevata, a volte, causa ai suoi figli in attacchi di tosse. È inoltre particolarmente pericoloso per i residenti dell’isola che soffrono di crisi asmatiche.

Nonostante le rassicurazioni da parte della Bidco, UCSD  sta ancora monitorando la situazione, preoccupata per questioni come l’erosione del suolo e le infiltrazioni di sostanze chimiche nel lago Vittoria. Nonostante i nuovi lavori che l’industria della lavorazione delle palme da olio ha introdotto, la maggior parte delle persone di Bugala ancora vive grazie alla pesca. Se le riserve ittiche si dovessero ridurre moltissime persone sull’isola rimarranno senza una fonte di reddito.

Per ora, gli avvertimenti da parte dei gruppi ambientalisti e le denunce di donne come Katusime e Namwanje rimangono coperti da un diffuso entusiasmo per l’industria dell’olio di palma. Ed è ancora in crescita. Secondo Bidco, la piantagione di palme da olio arriverà a coprire 40.000 ettari, diventando cosi la più grande piantagione in Africa.

C’è divisione anche all’interno del piccolo gruppo di donne affette da HIV / AIDS come Katusime e Namwanje. A differenza loro, Annette Nnamukasa è stata in grado di sfruttare il denaro sufficiente per approfittare del boom dell’olio di palma. Ha acquistato circa due ettari di terreno, ha piantato palme e ora vende il raccolto alla Bidco.

“E ‘quasi la stessa cosa”, ha detto. “Le palme sono quasi foreste”.

Fonte: IPS  - Andrew Verde

Montello invasa dagli smile di Africall!

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Dopo Gorlago, anche Montello è stata invasa dai tanti smile della campagna di sensibilizzazione promossa da Africall, dal titolo «Donare col sorriso è una cosa seria».
Giovedì 8 dicembre, in occasione del mercatino di Natale – organizzato dall’Amministrazione comunale, in collaborazione con le associazioni locali – tante persone hanno fatto visita al sempre colorato e originale stand di Africall.
A tutti è stato offerto un ottimo infuso di the proveniente direttamente dalle pregiate piantagioni alla periferia di Blantyre, nel sud del Malawi;
i più golosi si sono invece affidati alla dolcezza della cioccolata calda, irresistibilmente densa e fumante.
Molte le informazioni che i nostri attivisti hanno dato a coloro che chiedevano di sapere di più sulle attività e sui progetti dell’associazione.

Ed è a tutti gli attivisti che hanno garantito il presidio durante tutto l’arco della giornata – a Montello come a Gorlago, la domenica precedente – che va il più sentito ringraziamento da parte di tutti gli Associati per l’importante servizio svolto.

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