1° marzo 2012, 3 anni di Africall

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Il tempo che passa è il simbolo dell’ineluttabilità degli accadimenti della vita, ma fermarsi un attimo per riflettere su ciò che è stato fatto e su ciò che si sta per fare è il modo migliore per accorgersi delle cose straordinarie che persone semplici come noi sono state capaci di compiere in questi mille e più giorni.
Questo pensiero non vuole essere un’autocelebrazione, né tantomeno un adagiarsi sugli allori, ma il giusto e doveroso riconoscimento non solo alle persone che ci hanno creduto dall’inizio, ma anche e soprattutto a quelle che ci credono ancora oggi, e che ci mettono del proprio per mandare avanti questa realtà.
Insieme abbiamo fatto molto, ma molto è quello che possiamo ancora fare. Avanti tutta, Africall!

 

Sierra Leone: Un piano di sviluppo per i prossimi 50 anni

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FREETOWN, 25 febbraio (IPS) – 50 anni fa, in un clima di euforia generale, la Sierra Leone ottenne l’indipendenza dopo 150 anni di dominio coloniale. L’ottimismo fu ampiamente incoraggiato dallo stesso governo nazionale, convinto che il paese avrebbe beneficiato negli anni a venire dalle sue abbondanti risorse naturali quali  legname, pesce, minerali e petrolio.

Tuttavia, durante gli ultimi 50 anni, il paese ha vissuto 13 colpi di stato militari e 11 lunghissimi anni di guerra civile che hanno condotto l’economia nazionale allo sfascio e costretto il paese ad una preoccupante, e sempre maggiore, dipendenza dai suoi donatori stranieri.

A seguito della ‘Conferenza della Sierra Leone sullo sviluppo e la trasformazione’ tenutasi a Freetown lo scorso 25 febbraio, viene presentata al Parlamento nazionale una raccolta di raccomandazioni su come risollevare le sorti del paese nei prossimi 50 anni.

“Abbiamo festeggiato 50 anni di indipendenza, e durante questi 50 anni abbiamo verificato quanto economia e società possano essere duramente sconvolte a causa di un conflitto civile. Abbiamo sempre avuto tutti gli elementi necessari per diventare una nazione prospera,  ma fino ad oggi questo non è accaduto” ha detto Herbert McLeod, il coordinatore nazionale della conferenza.

Il paese ottenne l’indipendenza dalla Gran Bretagna il 27 aprile 1951.

“Anche se siamo oramai usciti dalla fase di conflitto, dobbiamo continuiamo a lottare per imporci. La domanda ora è: Se continuassimo a fare quello che abbiamo fatto in passato, come potremmo pensare di non ripercorrere la stessa strada?” afferma McLeod.

Nonostante le ricchezze minerarie del paese, la Sierra Leone rimane praticamente nelle ultime posizione rispetto all’Indice di Sviluppo Umano (HDI index), 180° paese su 187 nel fornire ai propri cittadini una vita lunga e sana, istruzione e tenore di vita soddisfacenti.

Molte delle raccomandazioni fornite per risollevare l’economia del paese respingono la crescente pressione all’aumentare gli investimenti esteri nel settore minerario, concentrandosi invece su interventi strategici verso sanità, istruzione e infrastrutture e sui loro  benefici a lungo termine. Infatti, si suggerisce che nessun nuovo accordo relativamente al settore minerario debba essere concluso dal governo senza una previa analisi pubblica dettagliata circa le risorse da sfruttare.

“Lo sfruttamento di queste risorse potrebbe avere gravi conseguenze nel caso non fossero ben gestite. Si potrebbe rendere la Sierra Leone un paese ancora più iniquo se solo una piccola parte della popolazione riuscisse a beneficiare dei proventi derivanti da tali risorse”, ha aggiunto .

Le raccomandazioni prestano inoltre particolare attenzione alle donne, che continuano ad essere sottorappresentate in politica e in altre posizioni di potere. Esse suggeriscono una rappresentanza obbligatoria femminile del 30 per cento in posizioni politiche, la revisione della costituzione della Sierra Leone del 1991, e la creazione di una “Commissione delle donne” autonoma nel governo.

“Le donne in Sierra Leone soffrono una mancanza alfabetizzazione, uno status debole e di sfruttamenti sessuali e molestie”, ha detto Nasu Fofana, a capo del programma delle Nazioni Unite contro le disuguaglianze di genere in Sierra Leone. “Le donne rappresentano una grande risorsa disponibile per il nostro paese, ma non abbiamo ancora la capacità di affrontare puntualmente ed efficacemente questioni che riguardano specificamente donne e ragazze”.

Questo comunicato auspica la creazione di un “comitato di cittadini”, guidato dal Presidente della Repubblica. Alcune questioni sono state però sollevate dal partito di opposizione, il Partito popolare della Sierra Leone  (‘Sierra Leone People’s Parti’ -SLPP), il quale sostiene che tale comunicato sia in realtà solo uno strumento politico in mano al presidente del consiglio Ernest Bai Koroma ed il partito attualmente al potere (All People’s Congress – APC).

Anche se le elezioni non si terranno fino al prossimo novembre, diversi scontri violenti tra sostenitori della APC e SLPP stanno già scaldando il paese.

“La conferenza è stata un’iniziativa che meritava di essere intrapresa, ma abbiamo bisogno che tutti i partiti politici esaminino i documenti, forniscano feedback e firmino la dichiarazione”, ha dichiarato Thomas Babadi, che lavora per il Forum dei giovani della Sierra Leone. “Questo dovrebbe essere un manifesto popolare a cui né i partiti politici, né i rappresentanti eletti dovrebbero rinunciare.”

McLeod insiste sul fatto che, anche se i governi hanno la responsabilità di lavorare nell’interesse del proprio popolo, i cambiamenti che portano allo sviluppo deve venire dai cittadini stessi.

“Abbiamo accusato i politici, ma dovremmo condannare noi stessi”, ha detto McLeod. “Questa non è una raccomandazione al governo, è una raccomandazione per il popolo della Sierra Leone”.

Di Tamba Tengbeh e Damon van der Linde

 

 

Il mercato nero del Malawi

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Nel bel mezzo di un periodo di scarsità di risorse, in Malawi il mercato nero delle valute estere e del carburante vive una fase di boom. La penuria è talmente grave che persino l’Associazione dei Consumatori, organo influente per quanto riguarda i diritti dei consumatori, si è dichiarato a sostegno del mercato nero.

 Sin da settembre 2010, vi era stata un’ irregolare disponibilità sia di carburante che di valuta straniera. Ma la scarsità crebbe nel 2011, quando la gente cominciò a passare le notti alle stazioni di servizio, in coda per comprare la benzina. Quelli che cercavano di acquistare valuta straniera hanno dovuto aspettare i soldi per più di due mesi dopo che avevano completato le pratiche in banca.

Le carenze hanno provocato, a luglio,  violente proteste in tutta la nazione. A quel tempo, il Presidente Bingu Wa Mutharika le attribuì in parte alle politiche del Fondo Monetario Internazionale(IMF), mentre lo stesso IMF e altri economisti locali hanno ripetutamente invitato il governo a svalutare il Kwacha per generare valuta estera. Il governo ha declinato l’invito.

John Kapito, il direttore esecutivo dell’associazione dei consumatori, ha dichiarato ad IPS che alla luce della situazione i consumatori hanno diritto al carburante ed al mercato delle valute straniere, e che un’alternativa deve essere concessa se il normale mercato non sta al passo con le esigenze della popolazione.

“In realtà quel che è stato creato è un mercato parallelo. Non è un mercato nero perchè non è qualcosa di negativo; sta facendo del bene ai consumatori e dovremmo accettarlo come tale” ha detto Kapito.

Ad ogni modo, si è lamentato dei prezzi esorbitanti praticati in questo mercato parallelo.

L’agente di cambio clandestino Goodson Kamowa sta diventando ricco vendendo dollari ad un tasso di cambio doppio sul fiorente mercato nero.

“ Sto facendo davvero una strage”, dice Kamowa. Ottiene fino a 325 Malawian Kwacha per un dollaro, quando il tasso ufficiale è di 167 kwacha per un US$. E’ effettivamente una truffa, ma i Malawiani non hanno altra opzione se non pagare questi tassi esorbitanti per ottenere la valuta estera.

Il Malawi continua ad essere alle prese con gravi problemi economici, dopo che lo scorso anno i principali donatori del paese hanno tagliato gli aiuti. Fino al 40% del bilancio dello Stato dipendeva dai donatori, ed i donatori stessi hanno finanziato l’80% del bidget statale per lo sviluppo del paese. Mentre la situazione volgeva di male in peggio, in molti hanno visto nella crisi un’opportunità di business. Kamowa svolge la sua attività nella Città Vecchia, una delle zone commerciali più frequentate della capitale, Lilongwe. All’IPS dice che gli affari prosperano sempre di più.

Sin da quando inizio a vendere valuta straniera sul mercato nero si è comprato una nuova macchina ed un appezzamento di terreno per costruirvi una casa. “Sta proprio diventando un’affare lucroso”, dice Kamowa.

I consumatori, afferma Kamowa, non hanno scelta e devono comprare sul mercato nero perchè le banche non possono fornire valuta straniera.

“La domanda è molto alta e la gente finisce per pagare molti soldi per ottenere valuta straniera”, continua Kamowa.

Mentre le banche stanno passando un momento difficile nell’ottenimento di valuta, Kamuzu è un po’ più innovativo nei suoi metodi di acquisto di dollari. Ha spiegato che se ne va’ in giro nel principale aeroporto del Paese, Kamuzu international, e nei depositi di autobus, dove compra dollari da persone che entrano nel paese. Offre un tasso di cambio più alto di quello delle banche o degli uffici di cambio, così la gente gli vende i dollari. “ Compro anche valuta straniera dalla gente che lavora nelle organizzazioni internazionali. Hanno sempre valuta straniera”, dice Kamowa. Come capitale amministrativa del paese, Lilongwe ha un alto tasso di espatriati.

Il mercato nero del diesel e della benzina sta vivendo anch’esso un boom. Molti piccoli venditori hanno abbandonato l’usuale commercio in abbigliamento, elettronica e in cibo, ed hanno iniziato a vendere carburante.

I commercianti di carburante affrontano lunghe code e lunghe notti insonni dopo che vedono rinunciare molti altri consumatori. Poi lo vendono per 4,5 dollari al litro, quasi il doppio del prezzo normale di 2,3 dollari al litro.

“Diesel e benzina vanno a ruba sul mercato nero  perchè la gente vuole essere ancora in grado di condurre i propri affari senza essere ostacolata dalla mancanza di carburante alle pompe di benzina”, dice Chimwemwe Kasupe, un venditore nel popoloso sobborgo di Biwi, a Lilongwe. Ha smesso di vendere apparecchi elettronici ed ha iniziato a vendere carburante.

“ Ho passato diverse notti in coda per il carburante. Riempio le mie due macchine di diesel e benzina, poi li travaso in delle taniche e li svendo ai clienti”, dice Kasupe a IPS.

Ma il governo deve risolvere i problemi presto, aggiunge Kasupe. “ Il nostro governo ci sta abbandonando. Deve risolvere questi problemi economici affinchè la gente non spenda troppi soldi per le necessità di base come il carburante”.

Mentre il governo lavora ad una soluzione, cerca anche di fermare il mercato nero. Il ministro dell’informazione del Malawi, Patricia Kaliati ha dichiarato all’IPS che il governo non tollererà il proliferare di mercati paralleli e farà in modo che siano chiusi.

“ Stiamo lavorando molto duramente per rendere il carburante e le valute straniere disponibili. E’ frustrante che ci siano operatori del mercato nero che si riforniscono di carburante e valute estere mentre la maggior parte della gente non ci riesce”, afferma Kaliati.

La settimana scorsa, 21 persone sono state arrestate per aver venduto illegalmente carburante, e 10000 litri sono stati confiscati ai venditori, secondo il portavoce nazionale della Polizia Dave Chingwalu.

Il 15 gennaio, la polizia ha arrestato due asiatici che conducevano affari all’aeroporto di Lilongwe e che cercavano di portare 185 000 dollari a Dubai.

“ I due uomini d’affari sono stati accusati di aver tentato di trasferire illegalmente valuta straniera”, afferma Chingwalu.

Nel frattempo, Mutharika continua a dare la colpa al mondo imprenditoriale per le carenze, specialmente agli investitori stranieri, e li accusa di esternalizzare valuta estera.

L’accusa più recente fu fatta ad una conferenza stampa del 31 gennaio. Mutharika ha dichiarato che avrebbe recuperato il ritardo rispetto ai colpevoli. “ So dove va’ la valuta straniera. Non batterete il sistema per sempre, a prescindere da quanto siate furbi”, minacciò.

Contemporaneamente, il paese continua a fronteggiare gli effetti dei problemi economici.

I prezzi per le necessità di base come i fiocchi di farina di mais, il pane e lo zucchero sono raddoppiati a causa delle carenze di carburante e di valuta straniera.

Un report dell’Associazione Consultiva degli Impiegati Malawiani(ECAM), ha avvertito che fino a 12 000 persone perderanno il lavoro a giugno se la situazione economica non verrà monitorata.

ECAM ha aggiunto che la produzione in molte organizzazioni e compagnie è scesa di almeno il 50% a causa della scarsità di valute straniere e di carburante.

 Fonte: IPS

Mozambico si prepara per il ciclone Giovanna

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MAPUTO, 16 feb (IPS) – Più di 100.000 persone in Mozambico stanno ancora cercando di riprendersi dalla perdita di case, negozi e raccolti, dopo che una tempesta tropicale ha colpito il paese dell’Africa australe lo scorso gennaio. Ma il peggio potrebbe ancora venire. In questi giorni, infatti, è previsto l’arrivo di un altro pericoloso ciclone – Uragano Giovanna – e le scorte di sicurezza nel paese sono, ad oggi, a livello scarso.

Il ciclone, equivalente ad un uragano di categoria quattro – la stessa intensità dell’uragano Katrina, che ha devastato gli Stati Uniti nel 2005 – ha colpito il Madagascar la scorsa settimana, lasciando 65 morti e 11.000 senzatetto. Si prevede che il ciclone colpirà il Mozambico meridionale nei prossimi giorni, con venti che soffieranno a 100/150 chilometri all’ora.

“Il rischio di distruzione, per la città di Inhambane e dei suoi quartieri periferici, è molto alto”, ha informato Sergio Buque, capo dell’Istituto Nazionale di Meteorologia del paese.

La tempesta colpirà anche molte altre città, tra cui Zavala, Morrumbene e Massinga, sempre nella provincia di Inhambane.

L’intero paese si sta ancora riprendendo dalla morte di 40 persone dopo che due tempeste hanno colpito le sue coste lo scorso gennaio. Il bilancio delle vittime quest’anno è sicuremente negativo:  30 morti in più rispetto all’anno scorso.

“Un totale di 108,048 persone sono state colpite dalla tempesta tropicale Dando e dal ciclone Funso”, ha detto l’HCT – United Nations Humanitarian Country Team.

Lola Castro, capo del HCT, ha dichiarato che i preparativi per la stagione dei cicloni sono iniziati a ottobre dello scorso anno, ma che le scorte in queste settimane si stanno esaurendo a causa delle violente tempeste di gennaio. “In questo momento le scorte di diversi beni (generi alimentari, materiali da costruzioni ed altro) sono a livelli critici, perché abbiamo dovuto fornire aiuti consistenti per le province meridionali e Zambezia lo scorso mese” ha detto.

Beni, come teli di plastica per le case, sono mancanti. “Inoltre, è necessario reperire al più presto attrezzature per la purificazione dell’acqua e per i servizi igienico-sanitari perché le latrine sono state distrutte durante le pioggie e la gente necessita di cloro per disinfettare l’acqua”. Siamo poi alla ricerca di semi … principalmente di riso, fagioli e mais”, ha detto Castro.

Nel mese di gennaio infatti circa 98.000 ettari di coltivazioni sono andati distrutti.

Il World Food Programme ha in programma di fornire aiuti alimentari a 83,424 persone colpite dalle tempeste di gennaio, la metà delle quali ha già ricevuto qualche aiuto. “La distribuzione di generi alimentari è stata completata nelle aree attorno a Nicoadala e Manganja, mentre sono ancora in corso a Chinde e Pebane (nel centro della provincia di Zambezia) a nella provincia di Maputo,”  ha risposto il HCT all’ IPS.

“Ogni famiglia ha ricevuto o riceverà 50 kg di mais per un mese.”

Nel mese di gennaio, il ciclone Funso ha raggiunto il quarto grado di intensità. Tuttavia, si è allontanato dalla terraferma e si diretto verso canale del Mozambico colpendo solo parzialmente la città di Beira.

Al momento le piogge torrenziali stanno tenendo gli abitanti di Maputo bloccati nelle loro case visto che la capitale è parzialmente inondata, mentre i sistemi di drenaggio stanno lottando per convogliare le acque verso il mare.

Le piogge incessanti anche negli Stati limitrofi ha fatto aumentare poi i livelli dei fiumi che scorrono in Mozambico. Il fiume Komati è straripato, portando via con se 50Km  dell’autostrada principale del Mozambico, l’EN1, che attraversa il paese da Nord a Sud. Per alcuni giorni la capitale è stata completamente isolata, e i collegamenti principali chiusi.

Sebbene le due recenti tempeste hanno colpito migliaia di persone, la situazione non è cosi drammatica come nel 2009, anno in cui due tempeste tropicali colpirono la costa centrale del paese e lasciarono oltre 520.000 persone dipendenti dagli aiuti alimentari.

“Il Mozambico è il primo paese africano pericolosamente vulnerabile ai disastri naturali” venne annunciato qualche mese fa durante il summit sui cambiamenti climatici delle Nazioni Unite a Durban, in Sud Africa. Negli ultimi due decenni, infatti, il Mozambico è stato colpito da circa 50 disastri naturali che hanno causato la morte di 1745 persone e sono costati 96 milioni di dollari in totale.

Secondo l’indice globale di rischio climatico (GCRI) stilato da una ONG tedesca, il paese è diciannovesimo in termini di perdite umane e di danni economici derivanti da disastri naturali quali inondazioni, siccità e forti tempeste per il periodo considerato 1991-2010.

I mozambicani, la maggior parte dei quali sono agricoltori di sussistenza con un numero esiguo di campi coltivati, sono ancora completamente in balia delle forze della natura.

“Il paese sarà sempre interessato da calamità naturali, questo è inevitabile, ma con un buon livello di preavviso gli effetti negativi possono essere certamente minimizzati”, ha detto il HCT.

“Il numero degli abitanti colpiti è ridotto negli ultimi 12 anni. Il rischio di calamità potrà aumentare a causa del cambiamento climatico, tuttavia il Mozambico sta diventando sempre più attrezzato nel prevenire e rispondere a tali eventi. ”

Lo scorso anno, l’Istituto nazionale per la gestione dei disastri naturali mozambicano (National Disaster Management Institute) è stato definito il miglior organismo nazionale di gestione dei disastri dalla Global Platform for Disaster Risk Reduction delle Nazioni Unite.

“Oggi, 12 anni dopo l’alluvione del 2000/2001, l’entità dei danni alle infrastrutture e alle abitazioni civili è stata notevolmente ridotta a seguito di piani di emergenza, attività di preparazione e investimenti per l’implementazione di sistemi di allerta precoce”, ha dichiarato Castro all’IPS.

“Ora stiamo informando massivamente le persone circa le aree di maggior rischio e su cosa devono fare. Forniamo inoltre aggiornamenti delle informazioni da parte dell’autorità di gestione delle catastrofi, e anche dal governo della comunità e locali “, ha detto.

 

Le autorità centrali e provinciali hanno formato nei mesi scorsi gruppi di persone preparate in caso di catastrofe per aiutare le persone a evacuare le loro case in caso di alluvioni o tempeste.

Ad ogni modo Castro ha detto che, sebbene il Mozambico sia meglio preparata che in passato per la stagione degli uragani, si potrebbe certamente fare di più per minimizzare l’impatto devastante sulla popolazione e sul territorio.

“Le autorità a livello decentrato richiedono più attrezzature e più formazione. Essi hanno inoltre bisogno di imbarcazioni che potrebbero essere utili per evacuare le popolazioni nel caso rimangano isolate. Inoltre, l’uso della radio per diffondere informazioni utilizzando lingue locali significherebbe che un minor numero di persone  venga colpito”, ha aggiunto.

La stagione delle piogge si protrarrà fino a marzo e Buque ha detto l’Istituto Nazionale di Meteorologia sono previste ulteriori tempeste. “Ci aspettiamo nuove tempeste tropicali nei mesi a venire, ma non siamo sicuri se ci raggiungeranno o no”, ha detto Buque.

Fonte: Johannes Myburgh – IPS

San Valentino 2012

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