FREETOWN, 25 febbraio (IPS) – 50 anni fa, in un clima di euforia generale, la Sierra Leone ottenne l’indipendenza dopo 150 anni di dominio coloniale. L’ottimismo fu ampiamente incoraggiato dallo stesso governo nazionale, convinto che il paese avrebbe beneficiato negli anni a venire dalle sue abbondanti risorse naturali quali legname, pesce, minerali e petrolio.
Tuttavia, durante gli ultimi 50 anni, il paese ha vissuto 13 colpi di stato militari e 11 lunghissimi anni di guerra civile che hanno condotto l’economia nazionale allo sfascio e costretto il paese ad una preoccupante, e sempre maggiore, dipendenza dai suoi donatori stranieri.
A seguito della ‘Conferenza della Sierra Leone sullo sviluppo e la trasformazione’ tenutasi a Freetown lo scorso 25 febbraio, viene presentata al Parlamento nazionale una raccolta di raccomandazioni su come risollevare le sorti del paese nei prossimi 50 anni.
“Abbiamo festeggiato 50 anni di indipendenza, e durante questi 50 anni abbiamo verificato quanto economia e società possano essere duramente sconvolte a causa di un conflitto civile. Abbiamo sempre avuto tutti gli elementi necessari per diventare una nazione prospera, ma fino ad oggi questo non è accaduto” ha detto Herbert McLeod, il coordinatore nazionale della conferenza.
Il paese ottenne l’indipendenza dalla Gran Bretagna il 27 aprile 1951.
“Anche se siamo oramai usciti dalla fase di conflitto, dobbiamo continuiamo a lottare per imporci. La domanda ora è: Se continuassimo a fare quello che abbiamo fatto in passato, come potremmo pensare di non ripercorrere la stessa strada?” afferma McLeod.
Nonostante le ricchezze minerarie del paese, la Sierra Leone rimane praticamente nelle ultime posizione rispetto all’Indice di Sviluppo Umano (HDI index), 180° paese su 187 nel fornire ai propri cittadini una vita lunga e sana, istruzione e tenore di vita soddisfacenti.
Molte delle raccomandazioni fornite per risollevare l’economia del paese respingono la crescente pressione all’aumentare gli investimenti esteri nel settore minerario, concentrandosi invece su interventi strategici verso sanità, istruzione e infrastrutture e sui loro benefici a lungo termine. Infatti, si suggerisce che nessun nuovo accordo relativamente al settore minerario debba essere concluso dal governo senza una previa analisi pubblica dettagliata circa le risorse da sfruttare.
“Lo sfruttamento di queste risorse potrebbe avere gravi conseguenze nel caso non fossero ben gestite. Si potrebbe rendere la Sierra Leone un paese ancora più iniquo se solo una piccola parte della popolazione riuscisse a beneficiare dei proventi derivanti da tali risorse”, ha aggiunto .
Le raccomandazioni prestano inoltre particolare attenzione alle donne, che continuano ad essere sottorappresentate in politica e in altre posizioni di potere. Esse suggeriscono una rappresentanza obbligatoria femminile del 30 per cento in posizioni politiche, la revisione della costituzione della Sierra Leone del 1991, e la creazione di una “Commissione delle donne” autonoma nel governo.
“Le donne in Sierra Leone soffrono una mancanza alfabetizzazione, uno status debole e di sfruttamenti sessuali e molestie”, ha detto Nasu Fofana, a capo del programma delle Nazioni Unite contro le disuguaglianze di genere in Sierra Leone. “Le donne rappresentano una grande risorsa disponibile per il nostro paese, ma non abbiamo ancora la capacità di affrontare puntualmente ed efficacemente questioni che riguardano specificamente donne e ragazze”.
Questo comunicato auspica la creazione di un “comitato di cittadini”, guidato dal Presidente della Repubblica. Alcune questioni sono state però sollevate dal partito di opposizione, il Partito popolare della Sierra Leone (‘Sierra Leone People’s Parti’ -SLPP), il quale sostiene che tale comunicato sia in realtà solo uno strumento politico in mano al presidente del consiglio Ernest Bai Koroma ed il partito attualmente al potere (All People’s Congress – APC).
Anche se le elezioni non si terranno fino al prossimo novembre, diversi scontri violenti tra sostenitori della APC e SLPP stanno già scaldando il paese.
“La conferenza è stata un’iniziativa che meritava di essere intrapresa, ma abbiamo bisogno che tutti i partiti politici esaminino i documenti, forniscano feedback e firmino la dichiarazione”, ha dichiarato Thomas Babadi, che lavora per il Forum dei giovani della Sierra Leone. “Questo dovrebbe essere un manifesto popolare a cui né i partiti politici, né i rappresentanti eletti dovrebbero rinunciare.”
McLeod insiste sul fatto che, anche se i governi hanno la responsabilità di lavorare nell’interesse del proprio popolo, i cambiamenti che portano allo sviluppo deve venire dai cittadini stessi.
“Abbiamo accusato i politici, ma dovremmo condannare noi stessi”, ha detto McLeod. “Questa non è una raccomandazione al governo, è una raccomandazione per il popolo della Sierra Leone”.
Di Tamba Tengbeh e Damon van der Linde